Le Lacrime di Giacinta
(Questo articolo è basato sulla trascrizione di un discorso tenuto da Padre Gruner alla Catholic Family News Conference).
Di Padre Nicholas Gruner, S.T.L.,
S.T.D. (Cand.)
PARTE II
Per il vostro bene
Le sofferenze possono giungere in tanti modi. Dovremmo prima di tutto
comprendere che se qualcuno commette un’ingiustizia nei vostri confronti,
vi deruba o vi calunnia, il fatto che sia un vescovo, un sacerdote, vostro
padre, madre, fratello, sorella o vicino, o chiunque altro, non vi priva
dei vostri legittimi diritti; soprattutto se questi coincidono con il
bene della Chiesa, di Dio o delle anime.
Dovremmo considerare tutto ciò che ci irrita o che mette alla prova
la nostra pazienza come un’occasione che Dio ha voluto darci per
il nostro stesso bene. I santi ci insegnano a vedere nei nostri nemici
i nostri migliori amici. A qualcuno questo potrebbe sembrare uno strano
modo di vedere le cose.
Anche i nostri nemici, tuttavia, servono a uno scopo. A prescindere dalla
punizione che Dio vorrà infliggere ad essi per le loro iniquità,
l’esistenza di questi ha uno scopo positivo, che è quello
di mettere alla prova la nostra virtù e di darci l’occasione
di offrirla a Dio e di aumentare così i nostri meriti di fronte
a Lui. Non c’è bisogno di dire, tuttavia, che non dobbiamo
lasciarci in alcun modo influenzare dalla loro malvagia condotta.
Se imparerete ad accettare ciò che Dio vi ha mandato, l’ostilità
che vi circonda si trasformerà in una ricchezza che durerà
in eterno, poiché aumenterà i vostri meriti in Cielo. Giacinta
vedeva in questo, come dovremmo fare tutti noi, un’occasione per
salvare un maggior numero di anime. Ella ci ha insegnato ad accettare
le nostre sofferenze e a offrirle a Dio per la conversione dei peccatori
e per la salvezza delle loro anime.
Tutto dipende dalla prospettiva in cui si guarda la cosa. Se impareremo
a considerare tutto dal punto di vista della Fede, come l’Angelo
insegnò ai fanciulli a Fatima, e come insegna anche a noi riuniti
qui oggi, potremo “capitalizzare” anche i mali che ci
vengono inflitti dai nostri nemici.
 |
| Il corpo incorrotto di Giacinta nella
tomba. |
Al contrario, se reagiremo a queste cose irritandoci, perdendo la pazienza,
lamentandoci, cercando i modi per uscirne, mostrandoci scontrosi ecc.,
la nostra vita spirituale subirà una regressione. Non lasciamoci
sfuggire questa splendida occasione, non arretriamo lungo la via della
salvezza. Se ci rifiutassimo di portare questa croce, potremmo perfino
scoprire, nel giorno del giudizio, di dover passare un tempo più
lungo in Purgatorio per i nostri peccati veniali (Dio non voglia che siano
addirittura mortali!). Fate dunque in modo che ogni vostra azione sia
un sacrificio e soprattutto accettate le sofferenze che Dio vi manda e
offritele a Lui per la conversione dei peccatori.
Si potrebbe pensare che il messaggio di Giacinta si riassuma in questo
insegnamento, ma in effetti esso va oltre. La terza visita dell’Angelo
ebbe luogo nell’autunno del 1916. Questa volta egli recava con sé
il Santissimo Sacramento. Infatti teneva il Calice in una mano e l’Ostia
nell’altra. Quando giunse di fronte ai fanciulli, l’Angelo
lasciò l’Ostia sospesa in aria al di sopra del Calice e si
prostrò a terra di fronte al Santissimo Sacramento. Disse ai tre
fanciulli di fare altrettanto e poi insegnò loro la seconda preghiera.
La seconda preghiera dell’Angelo
Era una preghiera più lunga della prima, e recitava così:
“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,
io Vi adoro profondamente e Vi offro il Corpo, Sangue, Anima e Divinità
di Gesù Cristo, presenti in tutti i Tabernacoli del mondo, in riparazione
degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze da cui Egli stesso viene offeso.
E per i meriti infiniti del Suo Sacratissimo Cuore e per l’intercessione
dell’Immacolato Cuore di Maria, Vi domando la conversione dei poveri
peccatori”.
Esaminiamo ora la preghiera parola per parola.
“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,
io Vi adoro profondamente ...”.
Questo atto di adorazione è diretto in modo specifico al Santissimo
Sacramento. Tuttavia, riflettendo un attimo, risulta evidente che non
è rivolto solo al Figlio, ma anche al Padre e allo Spirito Santo.
Nella Chiesa si è diffuso recentemente un sottile errore, secondo
cui sarebbe necessario rimuovere il Santissimo Sacramento dall’altare
maggiore e collocarLo di lato, con la scusa che il Corpo di Cristo offerto
nel Santo Sacrificio della Messa non dovrebbe essere offerto di fronte
al Santissimo Sacramento, presente nel Tabernacolo.
Al contrario, il luogo migliore dove collocare “l’altare del
Sacrificio” è proprio di fronte al Santissimo Sacramento,
dal momento che il sacerdote offre il sacrificio di Gesù al Padre,
che è presente con la Divinità del Figlio e la Divinità
dello Spirito Santo nel Tabernacolo.
Pertanto il luogo migliore dove celebrare il Santo Sacrificio della Messa
è senza dubbio di fronte alla Divinità di Dio Padre, presente
nel Santissimo Sacramento.
L’Angelo stava adorando dunque la Santissima Trinità presente
nel Santissimo Sacramento dato che, là dove si trova la Divinità
del Figlio, nella sua Presenza Reale, sono anche presenti la Divinità
del Padre e Quella della Spirito Santo.
L’Angelo ci insegna
il genuino rispetto del Santissimo Sacramento
Con il suo esempio, l’Angelo ci ha insegnato ad adorare il Santissimo
Sacramento. Egli insistette affinché i fanciulli adorassero Dio
là presente prima di ricevere dalle sue mani la Santa Comunione.
Papa Paolo VI, nella sua Enciclica Mysterium Fidei, ci rammenta l’insegnamento
di sant’Agostino:
“E’ un peccato ricevere il Santissimo Sacramento nella Santa
Comunione senza averlo prima adorato”.
Sono molte le cose che l’Angelo ci ha insegnato. Qui vediamo, per
esempio, che i fanciulli ricevono la Santa Comunione sulla lingua. Più
precisamente, Lucia ricevette l’Ostia Santa sulla lingua e Giacinta
e Francesco ricevettero dal Calice il Preziosissimo Sangue.
E’ interessante notare che un Angelo è ovviamente più
meritevole di toccare il Santissimo Sacramento di quanto non lo sia un
sacerdote. Ma è altresì vero che un Angelo non può
consacrare l’Ostia. Egli non è un sacerdote, che è
investito di una maggiore dignità. Anche se la santità e
la purezza di un Angelo sono molto superiori a quelle di qualunque sacerdote,
la dignità di un sacerdote è superiore a quella di un Angelo,
in quanto solo un sacerdote può procedere alla consacrazione dell’Ostia.
Solo a un sacerdote è permesso di transustanziare il pane nel Corpo
di Cristo. L’Arcangelo Michele, a Fatima, aveva prelevato ovviamente
il Calice e l’Ostia da un Tabernacolo.
L’Angelo insegnò ai fanciulli quale sia lo stato appropriato
per ricevere la Santa Comunione. Prima di tutto, bisogna trovarsi in stato
di grazia, ed è necessario compiere un atto di adorazione. Quest’ultima
condizione viene spesso trascurata al giorno d’oggi. Si tratta al
contrario di una condizione assolutamente indispensabile e, naturalmente,
quando riceviamo la Santa Comunione nel modo tradizionale, l’atto
di inginocchiarsi per ricevere l’Ostia costituisce già in
sé un atto di adorazione.
Questo insegnamento della Chiesa è consacrato da secoli di santa
tradizione, se non era stabilito già in origine. Tanto più
che il Concilio di Trento ha dichiarato che la pratica della Comunione
sulla lingua risale al tempo degli Apostoli.
San Tommaso afferma che Dio invia i Suoi profeti sulla terra a ogni generazione,
non per dare al mondo una nuova dottrina, ma per rammentare ai fedeli
ciò che devono fare per la salvezza delle loro anime (S.T. II-II
174 Art.3). Dio sapeva che l’insegnamento e la pratica dell’adorazione
prima della Santa Comunione sarebbero stati in gran parte dimenticati
nel nostro tempo. Dio sapeva anche che il maggiore peccato del XX secolo
sarebbe stato quello di non compiere sufficienti atti di adorazione e
di fede, speranza e carità verso di Lui.
Gli errori della Russia, comunismo compreso, hanno avuto tutti origine
da un errore fondamentale, così come l’errore dell’aborto
procede dall’errore per cui l’uomo diventa Dio o, in altre
parole, non è tenuto a obbedirGli. Le femministe e gli abortisti
dicono: “Il mio corpo appartiene esclusivamente a me e posso farne
ciò che voglio. Neppure Dio che mi ha creato può dirmi cosa
devo fare con il mio corpo”. Inoltre affermano che la religione
non deve svolgere un ruolo preminente nella vita pubblica di una nazione,
neppure negli ospedali o nelle scuole.
Senza dubbio, questa concezione, purtroppo prevalente nelle nostre società,
è totalmente erronea ed è causa di molti terribili mali
della nostra epoca. La verità è che Dio, in quanto Creatore,
possiede un diritto assoluto sul corpo di ciascuno di noi. Le persone
sono solo gli amministratori dei loro corpi e al termine della loro esistenza
dovranno rendere conto a Dio del modo in cui li hanno custoditi. Allo
stesso modo, anche la società appartiene a Dio.
L’attacco ai diritti di Dio
Qui Dio è scacciato dalle scuole. Lì è proibito pregare.
Così ha stabilito una commissione composta da nove uomini, che
agiscono come se fossero Dio, decidendo dove si può pregare e dove
non si può pregare, e che non lo si può fare in pubblico.
Non è stato certo Dio a investirli di questa autorità, ma
lo hanno fatto lo stesso. Siamo di fronte a un attacco ai diritti di Dio.
Gli errori della Russia non hanno contagiato solo quel Paese, ma anche
l’America del Nord. La Russia fu il primo paese a legalizzare negli
anni venti l’errore dell’aborto. E’ logico che, dopo
aver escluso Dio dallo Stato e dalla vita pubblica, l’uomo cerchi
di usurparne il posto o, più esattamente, il demonio governi dietro
il paravento dei supposti “diritti” dell’uomo.
Nelle menti e nei cuori di molti, oggi l’uomo ha preso il posto
di Dio. Per questo è così importante compiere atti di adorazione
e di fede, speranza e carità. Credo in Dio, spero in Dio, amo Dio.
Tutti gli errori della Russia e del XX secolo sarebbero finalmente sconfitti
se solo ci fosse un numero sufficiente di persone disposte a credere,
adorare, sperare e amare sinceramente Dio in ogni momento della loro esistenza.
Il cardinale Newman ha detto che chi crede sinceramente in Dio ha già
percorso i tre quarti del cammino per divenire cattolico e che il cattolicesimo
è l’unica religione che si batte fino in fondo per la difesa
dei diritti di Dio e che insiste affinché Egli sia servito in modo
confacente alla Sua infinita grandezza. Questo perché, evidentemente,
esiste una sola vera Religione, la Fede cattolica.
L’Angelo insegnò ai fanciulli a recitare questa preghiera
durante l’adorazione del Santissimo Sacramento:
“Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo,
io Vi adoro profondamente …”
Il primo è un atto di adorazione;
“e Vi offro il Corpo, Sangue, Anima e Divinità di
Gesù Cristo, presenti in tutti i Tabernacoli del mondo…”
Il secondo è un atto di offerta.
I fanciulli restituiscono in offerta a Dio il Corpo e il Sangue, l’Anima
e la Divinità Preziosissimi dello stesso Figlio, Gesù Cristo,
presenti in tutti i Tabernacoli del mondo.
Qualunque cosa offriamo in sacrificio a Dio, in un certo senso avrà
sempre per Lui un valore quasi nullo. Dio infatti non ha bisogno dei nostri
soldi, del nostro tempo, della nostra energia o di qualsiasi altra cosa.
Quello che realmente Gli interessa è il nostro cuore. Egli ci dona
in cambio qualcosa che ha un valore infinitamente maggiore, cioè
Sè Stesso. Possiamo moltiplicare il valore delle nostre offerte
a Dio consacrando a Lui in primo luogo ciò che Egli Stesso ci ha
donato, il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità presenti
nel Santissimo Sacramento. Questo è ciò che l’Angelo
insegnò ai fanciulli.
I segreti dei santi
Anche la preghiera ha i suoi segreti. Non perché ci sia qualcosa
che viene tenuta volutamente nascosta, ma nel senso che alcune cose sono
impenetrabili per gli empi e i dileggiatori, e sono riservate a coloro
che si avvicinano al Signore mossi da una fede sincera. Non si tratta
di cose su cui Dio vuole che si mantenga il segreto, ma il loro significato
può essere pienamente compreso solo da chi le pratica. Un conto
è sentirne parlare e un altro è metterle in pratica e imparare
davvero a conoscerle.
L’Angelo mostrò ai fanciulli con le parole e con l’esempio
come dovevano comportarsi e poi ordinò loro di imitarlo. Questo
è l’insegnamento più completo. Non c’è
dubbio che il fatto di credere e di applicare nella pratica ciò
che avevano appreso, invece di limitarsi ad ascoltare, abbia contribuito
molto alla loro santificazione. Questo è vero per tutti gli atti
di pietà, ma la cosa più importante è che essi offrirono
il Corpo, il Sangue, l’Anima e la Divinità di Nostro Signore
Gesù Cristo, presenti in tutti i Tabernacoli del mondo. La loro
offerta era rivolta alla Santissima Trinità, cioè al Padre,
al Figlio e allo Spirito Santo. Essi fecero la loro offerta:
“in riparazione degli oltraggi, sacrilegi e indifferenze da
cui Egli stesso viene offeso”.
I fanciulli offrirono a Dio il Santissimo Sacramento, prima di tutto in
segno di riparazione, per lenire le sofferenze e consolare il Sacro Cuore
di Gesù e, allo stesso tempo, consolare anche il Padre, il Figlio
e lo Spirito Santo. Quando ebbero finito di recitare questa preghiera
(che finiremo di spiegare più avanti), l’Angelo diede loro
la Santa Comunione e disse:
“Ricevete la Santa Comunione, e consolate il vostro Dio, così
profondamente oltraggiato dai peccati degli uomini”.
Ovvero, profondamente oltraggiato dai sacrilegi, dalle offese e dall’indifferenza
degli uomini.
Ciò che offende più profondamente Dio è in effetti
l’indifferenza degli uomini.
Immaginate di aver faticato moltissimo per procurarvi un magnifico regalo
per qualcuno, di averlo fatto con tutto il vostro cuore e di aver percorso
una lunga strada per dimostrargli il vostro affetto. Se la persona a cui
è il dono è destinato si mostrasse indifferente e non si
prendesse neppure la briga di ringraziarvi, come vi sentireste? Sono certo
che rimarreste profondamente offesi e rattristati.
Dio permette che a volte ci accadano episodi del genere per aiutarci a
capire un poco il Suo dispiacere. Inviando l’Angelo a Fatima Dio
ha voluto dirci quanto Lo offenda l’indifferenza nei Suoi confronti.
Quante volte ci capita di passare dinanzi al Santissimo Sacramento e di
proseguire per la nostra strada senza dedicarGli neppure un briciolo di
tempo. Dio non desidera che noi trascuriamo i nostri impegni, ma questi
non devono impedirci di trascorrere almeno cinque minuti in preghiera
dinanzi al Santissimo Sacramento e rimanere soli con Lui.
Il Curato d’Ars chiese una volta a un vecchio che era solito far
visita al Santissimo Sacramento, cosa facesse in quelle occasioni. L’uomo
rispose: “Rimango semplicemente seduto lì a guardarLo ed
Egli mi guarda”. Anche questa è una forma di preghiera. Se
accettiamo il dono della Sua presenza e tutti gli altri doni che Egli
ci offre, che si tratti dell’alba o del tramonto, di un buon cibo
o di qualsiasi altra cosa, senza mai ringraziarLo per questo, Lo offendiamo.
La mancanza di fervore
offende Dio
Il Signore ha detto a santa Margaret Mary che la mancanza di fervore
dei Suoi amici Lo offende più degli oltraggi dei Suoi nemici. Le
offese provenienti da coloro che amiamo ci feriscono più crudelmente
di quelle dei nostri nemici, perché ai primi abbiamo aperto il
nostro cuore. Poiché il Signore ci ha aperto il Suo cuore più
di qualsiasi essere umano, la nostra indifferenza Lo offende tanto più
profondamente.
Chi commette un atto sacrilego contro Nostro Signore e il Santissimo Sacramento,
anche solo per debolezza o negligenza, reca offesa a Dio. Benché
possa sembrare incredibile, vi sono perfino degli individui perversi che
odiano Dio e fanno di tutto per offenderLo. Queste manifestazioni di perversione
e di odio costituiscono una grave offesa a Dio.
La speciale devozione
di Francesco
Francesco pregava per i peccatori ma la sua particolare spiritualità
circa il Santissimo Sacramento consisteva nel consolare Gesù per
tutti i sacrilegi, gli oltraggi e l’indifferenza che Lo offendono.
Nessuno di noi può fare grandi cose. In effetti, non possiamo fare
quasi nulla, ma, per quanto insignificanti, dobbiamo tutti fare la nostra
parte e consolare Dio, seguendo l’esempio di Francesco. Lo scopo
principale delle sue preghiere, delle sue visite al Santissimo Sacramento,
dei suoi sacrifici, era quello di offrire consolazione a Dio. Egli capì
che questi atti di riparazione costituiscono un motivo di conforto per
il Signore.
(Continua nel prossimo Crociato)
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