Il Segreto di Santo Padre Pio
Una conversazione tra Padre Nicholas Gruner
e James Demers
Premessa di James Demers
Santo Padre
Pio è stato chiamato il Crocifisso vivente a causa delle
piaghe che erano impresse sulle sue mani, sui suoi piedi e sul suo costato, ma,
naturalmente, egli imitava Cristo soprattutto con il cuore, l'anima
e la mente.
Si può facilmente
supporre che Santo Padre Pio conoscesse L'Imitazione di Cristo, il
grande classico della spiritualità attribuito a Tommaso da Kempis, non
meno bene del suo rosario. Gli enunciati contenuti nei quattro libri
dell'Imitazione riflettono così bene il carattere di Padre Pio
che è difficile disgiungere quelle parole dal suo volto. Sembra quasi di
sentirlo mentre sospira quelle frasi, a volte maestose, a volte semplici, ma
sempre piene di buon senso. Potrebbe averle pronunciate preparandosi a entrare
nel confessionale, per dare consigli ai penitenti o mentre si vestiva per la
Messa. Si può facilmente immaginare che quei preziosi ammonimenti e
suggerimenti danzassero come fasci di luce nella purezza della sua anima
quando, durante il Sacrificio della Messa, egli si estraniava completamente dal
mondo sensibile.
Molto spesso, quelli che
si considerano figli spirituali di Padre Pio parlano della sua immediatezza, di
come egli giungesse istantaneamente al loro fianco quando il suo nome era
invocato nei momenti di difficoltà. Ne L'Imitazione di Cristo
questa immediatezza viene messa alla prova e la supera brillantemente. Lo
stesso Padre Pio avrebbe potuto leggervi quelle parole ad alta voce, o meglio,
avrebbe potuto sussurrarle dai più profondi recessi del vostro cuore.
L'approccio al Crocifisso vivente
Dal momento che avete
preso in mano questo articolo e siete giunti a leggerlo fin qui, è
evidente che avete un cuore sincero. Non vi serve altro per avvicinarvi a Padre
Pio.
A tal fine vi potrebbe
essere utile conoscere i dettagli della sua biografia; tuttavia, qui non li
troverete. Questi ultimi, infatti, sono stati ampiamente trattati in una
miriade di volumi prodotti dall'industria editoriale che è cresciuta
anche grazie a quest'uomo.
Non sarete neppure
sommersi da un diluvio di superlativi sulla sua umanità, sul suo
ascendente spirituale, sui servizi resi alla Chiesa, sul suo sacerdozio e i
suoi parenti. Padre Pio rifuggiva dai superlativi e li usava molto raramente in
riferimento ai comuni mortali. Egli riservava le sue lodi all'Amore della sua
vita.
Il Segreto
di Padre Pio, invece, ha a che fare con l'essere cattolici. In
questa epoca di falsa retorica in cui, dietro al travestimento dell'ecumenismo,
i programmi politici distorcono la Cristianità rendendola qualcosa di
molto diverso dal tesoro generato dalla Ferita del Costato del Messia, è
importante ricordare che Padre Pio avrebbe considerato folle non essere
cattolici, cattolici romani!
Quest'articolo non
affronta il tema dell'essere cattolici nel senso politico dell'espressione
né quello della Chiesa, ma parla dell'anima individuale dei cattolici.
E' questa la fonte dell'irresistibile magnetismo esercitato da Padre Pio. La
sua anima immortale era teatro di una battaglia per la conquista del Cielo. Il
suo immortale messaggio era che niente è più importante che
vittoria in questa battaglia. Ed egli la vinse impiegando solo le armi del
cattolicesimo. Riconoscerete queste ultime non solo nei brani de
L'Imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis che punteggiano
l'articolo, ma anche nelle stesse parole di Padre Pio.
Che le parole di Padre
Pio siano interamente cattoliche è dimostrato dal fatto che le sue
parole, le sue espressioni, le sue frasi, a volte costituite da brevi
paragrafi, anche se sradicate dal loro contesto, conservano una completa
autonomia, non hanno alcun bisogno di essere messe in relazione con le
espressioni che le precedono o le seguono o dell'aggiunta di un solo iota di
chiarezza, di senso o di sottigliezza. Questa è un'altra prova
dell'immediatezza del suo carattere, così spesso menzionata da coloro
che lo hanno visto intervenire nella loro vita.
Inviare in missione il
proprio
angelo custode
Non è difficile
veder intervenire Padre Pio nella propria vita e per questo non bisogna
stupirsi di trovare tra i suoi figli spirituali persone di tutte le razze e le
regioni del mondo. E' sufficiente inviare presso di lui il proprio angelo
custode ed egli giungerà immediatamente. E' molto semplice.
E' necessaria una grande
audacia per inserire le proprie parole, pagina dopo pagina, tra i brani de
L'Imitazione di Cristo e le citazioni di Padre Pio. Tuttavia,
dobbiamo ricordare che Padre Pio non solo aveva l'audacia di abbandonarsi tutti
i giorni all'Amore della sua vita per il bene della sua anima, ma chiedeva
anche ai suoi amici e ai penitenti che attendevano a migliaia, un anno dopo
l'altro, di raggiungere il suo confessionale, di cercare a loro volta con tutto
il loro cuore l'Amore Immortale delle anime.
Nella seguente
intervista, Padre Nicholas Gruner, un noto sostenitore della necessità
di osare, che ha conosciuto personalmente Padre Pio e ha vissuto a San Giovanni
Rotondo durante gli ultimi sei mesi della sua vita, risponderà ad alcune
domande su di lui basate su L'imitazione di Cristo e divise, seguendo
il piano dell'opera stessa, in quattro sezioni.
Oseremo quindi girare
pagina per entrare in un mondo totalmente cattolico, totalmente personale e
totalmente accessibile anche ai più pusillanimi.
Il Segreto di Padre
Pio
Prima parte: gli ammonimenti utili
(All'inizio di
quest'anno, prima di partire per Roma, dove, il 2 maggio, ha partecipato alla
celebrazione della beatificazione di Padre Pio, Padre Gruner ha parlato con
James Demers.)
J.D:
Lei ha conosciuto Padre Pio, lo ha incontrato, ha vissuto a
San Giovanni Rotondo per sei mesi e ha lavorato con lui.

P.G: Ho incontrato
Padre Pio per la prima volta nel 1965. L'anno precedente mi ero laureato alla
McGill University e mi trovavo in Europa sin dal novembre del 1964. Nel maggio
del 1965, durante il mio soggiorno in Italia, alcune suore francescane ad
Assisi mi parlarono di Padre Pio. Così decisi di andare a conoscerlo.
Avevo saputo che le sue Messe duravano più di tre ore, così, dal
momento che, come i miei amici possono testimoniare, non sono particolarmente
mattiniero, pensai di non riuscire ad arrivare in tempo per l'inizio della
Messa, ma ero assolutamente deciso ad assistere almeno alla seconda parte.
Arrivai alle sette e
trenta circa, ma la Messa era già terminata da molto tempo. Padre Pio
iniziava sempre a celebrare la Messa alle cinque del mattino e, dal 1965, era
obbligato a portarla a termine in mezz'ora.
Non parlavo molto bene
l'italiano, ma, avendo saputo che venivo da molto lontano, qualcuno mi condusse
dietro la scala e mi presentò a Padre Pio. Fu questo il mio primo
incontro con lui. Tre anni più tardi tornai a San Giovanni Rotondo.
J.D:
A quel tempo era già famoso per la sua capacità
di operare miracoli e di essere presente in due luoghi nello stesso momento?
P.G:
Oh sì! Certamente era già famoso per i miracoli, per le sue
capacità di bilocazione e per le sue profezie. Per molte
cose straordinarie. Sono stato testimone di alcuni di questi prodigi e ho
parlato con persone che vi avevano assistito.
Egli era in possesso di
questi doni sin dal 20 settembre del 1918, data in cui le stimmate invisibili,
un dono che aveva ricevuto nel 1915, divennero visibili. Esse rimasero visibili
per il resto della sua vita.
Il 22 settembre del
1968, insieme a migliaia di pellegrini, ho assistito alla sua ultima Messa.
Solo quando celebrava la Messa si potevano scorgere le sue piaghe perché
in quei momenti doveva togliersi i mezzi guanti. Io mi trovavo vicino a una
colonna, quasi di fronte a lui, e riuscii a vedere una piaga, l'unica visibile
sulla sua mano sinistra.
J.D:
Ma, oltre alle stimmate, riuscì a percepire
qualcos'altro? Sentì di trovarsi in presenza di una persona speciale?
P.G:
Padre Pio aveva il dono di emanare profumi, poteva cioè farvi percepire
un certo aroma. Ora, ad esempio, ci troviamo in questo studio della radio; non
ci sono fiori e le porte sono ben chiuse. A meno che qualcuno non voglia farci
uno scherzo, decidendo maliziosamente di spruzzare qualcosa nella fessura che
divide la porta dal pavimento, non possiamo sentire nessun aroma. Potreste
essere intenti al vostro lavoro, senza pensare affatto a Padre Pio, e sentire
improvvisamente un ondata di profumo. Nei paraggi non ci sono fiori, né
qualcuno che si è cosparso di profumo; lo si sente indipendentemente da
tutto.
Ricordo il mio soggiorno
a San Giovanni, la cittadina in cui Padre Pio visse all'incirca gli ultimi
cinquanta anni della sua vita. Ero in compagnia di un irlandese piuttosto
povero. Non si può dire che io fossi ricco, ma poiché disponevo
di una maggiore quantità di denaro, lo invitai a cena in un ristorante.
Al contrario di me, il mio compagno ordinò del vino e ne versò un
po' nel mio bicchiere, ma io lo respinsi. Qualche giorno prima, infatti, fatto
la promessa di non bere vino per una settimana.
Me lo offrì due o
tre volte, ma io rifiutai.
Così egli disse:
«Non bevi neppure se ti riempio il bicchiere, non vuoi proprio
bere?»
Io risposi
«No».
In quel momento sentii
un effluvio; si trattava di un aroma di rosa, uno di quelli più usati da
Padre Pio. Egli poteva emanare più di duecento profumi, ma i più
noti erano cinque. Si sapeva che egli inviava a una persona l'aroma di rosa
quando approvava le sue azioni.
San Francesco di Assisi
aveva stimmate visibili e santa Caterina da Siena aveva stimmate invisibili.
Padre Pio aveva il dono della bilocazione. Altri santi hanno avuto
il dono della bilocazione. Egli aveva il dono di leggere nei cuori.
Poteva dire alle persone quali fossero i loro peccati anche nei casi in cui
esse tentavano di nasconderli. Aveva il dono di fare miracoli e ne operò
molti nel corso della sua vita.
Una volta Padre Pio
disse a un cieco che era venuto a visitarlo «Io posso guarirti, ma se ti
guarisco finirai per peccare con i tuoi occhi e andrai all'inferno. Vuoi essere
guarito?». L'uomo allora rispose «No».
Negli Stati Uniti vive
una persona che era rimasta priva di vista da entrambi gli occhi a causa
dell'esplosione di un pneumatico. In seguito a questo incidente aveva perso
anche il senso dell'odorato. Padre Pio glielo restituì. Benché il
suo nervo olfattivo sia ancora oggi reciso, il suo senso dell'odorato non
è inferiore a quello delle persone sane, ed è un miracolo
perché il nervo non è connesso. Può percepire con
l'odorato, ma non per vie naturali.
In Sicilia viveva una
ragazza che era nata senza pupille. All'età di quattro o cinque anni,
sua madre la portò da Padre Pio. Quest'ultimo pregò per lei
finché ella fu in grado di vedere. Questo è senz'altro un
miracolo, ma la cosa più stupefacente è che la ragazza vedeva
senza pupille. Non solo guarì, ma riuscì a vedere senza pupille.
Io credo che Dio operi
questo genere di miracoli per confondere questa epoca superba che crede di
avere tutte le risposte e attribuisce un potere illimitato alla scienza, alla
conoscenza scientifica umana. Egli è naturalmente molto più
potente della scienza. La scienza dei santi è la più alta e
potente conoscenza. Ho ricordato solo un piccolo numero dei suoi miracoli.
Esistono centinaia di libri su Padre Pio, alcuni dei quali sono stati scritti
in inglese. Tra questi ultimi, uno dei più famosi è Padre Pio, il
frate che porta le stimmate, scritto dai Padri Rumble e Carty negli anni
Quaranta. Si tratta di un volume di trecento pagine in cui sono narrati gli
episodi e i differenti eventi della sua vita, molti dei quali relativi ai
miracoli, di cui si riportano i nomi, le date e gli indirizzi.
Spesso, durante la
Messa, piangeva, e a gli chiedeva perché lo facesse, rispondeva:
«Che sono poche
lacrime in confronto al sacrificio di Dio che ha offerto la sua vita ed
è morto sulla croce per la nostra salvezza?»
I fazzoletti con cui
asciugava le sue lacrime odoravano di violetta. Per molte persone, infatti, le
violette simboleggiano le lacrime di Padre Pio.
Con l'odore di acido
fenico, che non era spiacevole, vi suggeriva di fare penitenza. Egli inoltre
disponeva dell'aroma del tabacco fresco con cui indicava la sua presenza.
Un giorno, un signore
irlandese, un agnostico, si recò in chiesa e sentì un aroma che
gli ricordò uno zio morto in odore di santità. Capì che
questo aroma gli era stato inviato da Padre Pio. Si rivolse quindi a
quest'ultimo che, tuttavia, non era visibilmente presente, domandandogli:
<Di quanti profumi disponi ?>. Nella successiva mezz'ora poté
contare uno dopo l'altro più di duecento profumi. Alla fine perse il
conto e le ondate di profumo cessarono.
Quando lavoravo in
Italia, ero solito trascorrere da due a cinque giorni alla settimana nella
cittadina in cui viveva Padre Pio. Ricordo di aver incontrato nel 1968 un
aviatore americano che aveva avuto una discussione con un gruppo di battisti o
di protestanti che avevano cercato di dimostrargli che il purgatorio non
esiste. Poiché sapeva che ciò era contrario alla Fede, decise di
recarsi da Padre Pio. Aveva bisogno di un chiarimento, ma non desiderava che
Padre Pio gli inviasse uno dei suoi profumi. Molti mesi dopo lo incontrai di
nuovo e potei constatare che non aveva più alcun problema a credere nel
purgatorio. Mi raccontò che un giorno, mentre si trovava da solo nella
stanza della pensione in cui soggiornava, aveva sentito un effluvio. Fino a
quel momento aveva pensato che avrebbe perso la ragione se gli fosse accaduta
una cosa del genere; invece uscì sano e salvo da quell'esperienza. Padre
Pio gli aveva dato una risposta, ma proprio nel modo che gli era meno gradito.
Come abbiamo già ricordato, Padre Pio aveva un grande senso
dell'umorismo.
Mary Pyle era
un'americana. La incontrai due mesi prima della sua morte, sopraggiunta
nell'aprile di quell'anno. Si era recata per la prima volta a San Giovanni
Rotondo nel 1920. Era piuttosto ricca e si era fatta costruire una casa a San
Giovanni Rotondo per vivere accanto a Padre Pio. Teneva con sé una
domestica e, tra l'altro, dava da mangiare ai poveri dimostrando un grande
cuore. La sua cuoca si lamentava perché le veniva chiesto di servire i
poveri a qualsiasi ora del giorno. Mary Pyle pensava che la cuoca avrebbe
dovuto essere contenta di mostrare il suo amore per i poveri servendoli a tutte
le ore del giorno. La cuoca, invece, pensava che Mary Pyle fosse poco
ragionevole. Si rivolsero così a Padre Pio e quest'ultimo si
pronunciò a favore della cuoca. Disse che non era giusto che la cuoca
lavorasse tutto il giorno, che anche lei aveva bisogno di riposare. Ella
inoltre disse che la sua cuoca stava cuocendo al forno un dolce. Così,
ricorrendo al dono della bilocazione, Padre Pio entrò in
cucina e disse alla cuoca che sarebbe stato meglio mettere prima le uova.
Quest'ultima invertì l'ordine e si rese conto che sì era vero,
tutto funzionava molto meglio.
Mary Pyle ospitò
la madre e il padre di Padre Pio quando questi vennero a morire a San Giovanni
Rotondo. La sua unica richiesta fu quella di morire davanti a Padre Pio.
Durante la Seconda
Guerra Mondiale, la sorella di Mary Pyle, che non parlava una parola di
italiano, giunse a San Giovanni Rotondo e si recò da Padre Pio per
confessarsi. Padre Pio non parlava l'inglese, ma i due riuscirono a capirsi
seguitando a parlarsi nelle rispettive lingue.
Alcuni dei più
famosi racconti su Padre Pio hanno come oggetto i suoi incontri con i militari
e, in particolare, con gli aviatori. Un aviatore italiano era saltato
giù dal suo aereo che aveva preso fuoco e stava per precipitare, ma non
riusciva a far aprire il paracadute. Risvegliandosi ricordò di essere
stato deposto delicatamente a terra da un frate. Così si recò da
Padre Pio per ringraziarlo di avergli salvato la vita. «Solo in quel
caso?», gli disse Padre Pio, «Ti sei dimenticato di quella volta
che il tuo aeroplano urtò contro una montagna e tu ti lanciasti
giù col paracadute, giungendo a terra sano e salvo? Ma non ringraziare
me, ringrazia piuttosto tua madre, sono state le sue preghiere a
salvarti». Quell'uomo non aveva capito che Padre Pio gli aveva salvato la
vita anche quella volta. Questa storia è narrata in un libro laico
intitolato Gli italiani.
Verso la fine della
guerra, dopo aver occupato l'Italia meridionale, le forze armate americane
rilevarono una base aerea che si trovava a quaranta chilometri da San Giovanni.
Da quella base partivano gli aerei che bombardavano la Jugoslavia. All'inizio
della guerra, Padre Pio aveva detto alla popolazione di San Giovanni che
nessuna bomba sarebbe mai caduta sulla loro cittadina. Glielo aveva promesso.
Il colonnello aveva
ordinato ai suoi soldati di non tornare in nessun caso alla base con delle
bombe a bordo, perché un incidente in fase di atterraggio avrebbe potuto
far saltare in aria tutta la base. Minacciò di portare davanti alla
corte marziale chiunque avesse disobbedito ai suoi ordini. Un pilota in
particolare raccontò al suo amico Alphonse D'Ortega, che incontrai a San
Giovanni Rotondo nel 1968 e che lavorava in quella stessa base, questa storia.
Un giorno, trovandosi a dieci minuti di volo dalla base, si rese conto di avere
ancora a bordo una bomba. Decise così di sganciarla, ma prima di poterlo
fare vide una nube che gli veniva incontro sotto la forma di uomo che in
inglese gli disse «Non farlo». Ma gli ordini sono
ordini, nube o no, inglese o no, doveva sganciare la bomba. Schiacciò il
pulsante, ma non riuscì a sganciare la bomba. Aveva finito il
carburante, ormai non aveva scelta, doveva atterrare con la bomba a bordo.
Quando il colonnello seppe che uno dei suoi uomini era tornato alla base con
una bomba a bordo si infuriò. Era intenzionato a punirlo portandolo
davanti alla corte marziale. Ma, dopo aver ascoltato le sue spiegazioni, giunse
alla conclusione che quel pilota aveva volato troppo a lungo e che aveva
bisogno di riposare. Ciò accadde tante volte in quella base che questa
storia giunse alle orecchie di un lavapiatti della mensa, un ragazzo di nove
anni che disse: «Oh, questo mi fa pensare a Padre Pio».
Ascoltando queste
parole, D'Ortega volle conoscere il pilota protestante che aveva avuto questa
esperienza.
Gli chiese quindi di
andare a verificare sul posto. Si recarono entrambi in chiesa prima della Messa
delle cinque del mattino e il pilota, che non era mai entrato in una chiesa
cattolica, riconobbe l'uomo che aveva visto tra le nubi. Era Padre Pio che in
quel momento entrava in chiesa per celebrare la Messa. Padre Pio operò
centinaia di miracoli. Quelli che ho appena raccontato sono solo alcuni tra i
più toccanti.
J.D:
Vi sono anche testimonianze del suo dono
della bilocazione. Quando gli fu chiesto come era possibile essere
presente in diversi luoghi nello stesso momento, Padre Pio rispose affermando
che si trattava di un'estensione della personalità che non possiamo
ancora capire e, per quanto lui tentasse di spiegarlo, era proprio così.
P.G: I
frati discutevano tra loro e lui si trovava nella stessa stanza, ma
apparentemente non partecipava alla discussione. Si chiedevano se una persona
che si trova in due luoghi nello stesso momento è consapevole di essere
presente nel secondo luogo in cui si è recata o no. La metà dei
frati affermava che non era consapevole, mentre l'altra metà sosteneva
il contrario. Dopo una lunga discussione, Padre Pio, che fino ad allora era
rimasto estraneo al dibattito, disse «Ne è
consapevole».
J.D:
Spesso Padre Pio viene definito «un Crocifisso
vivente» a causa delle stimmate impresse sulle sue mani e sui suoi piedi.
Ma si potrebbe dire che la sua biografia si rifletta nelle parole de
L'imitazione di Cristo di Tommaso da Kempis.
La prima meditazione
de L'imitazione di Cristo sembra essere la chiave del
suo carattere. Mi sento molto vicino a lui quando la leggo. La prima
meditazione, che è contenuta nella sezione intitolata Ammonimenti
utili, ridotta in forma sintetica, recita:
<Ogni cosa
è vanità, fuorché l'amare Dio e il servire lui solo.
Questa è la somma sapienza: per il dispregio del
mondo incamminarsi al regno dei cieli. E' dunque vanità cercare le
ricchezze caduche e in esse sperare>.
Negli ultimi anni
della sua vita, Padre Pio era solito dire:
«I teologi
possono sbagliare ed esporsi al ridicolo. La severità della Chiesa
è sempre necessaria a chiarire le nostre idee, anche quando ci sembra
noiosa. Col tempo anche voi lo capirete. Senza
severità non ci sarebbe che caos».
Credo che si
riferisse al Concilio Vaticano II. Pensate che queste parole possano essere
applicate alla situazione attuale della Chiesa?
P.G:
L'espressione «senza severità» si riferisce
alla Chiesa che insiste sulla verità, anche a rischio di apparire
spiacevole. Dieci giorni prima della sua morte, ad esempio, Padre Pio
approvò l'enciclica Humanae Vitae del Papa Paolo VI. La lettera che in
quell'occasione scrisse al Papa è stata pubblicata. Paolo VI conosceva
Padre Pio e certamente, prima di pubblicare l'enciclica, volle conoscere il suo
parere. Padre Pio rispose scrivendo,
«Pubblicatela
immediatamente, pubblicatela così com'è».
Molte persone ritengono
che l'enciclica Humanae Vitae sia severa. Ma Paolo VI qui si limita a
reiterare la verità cattolica.
Il punto è che se
non viviamo nella verità, diveniamo schiavi di chi ci mente o dei nostri
stessi vizi. Naturalmente, senza la severità della verità non ci
sarebbe che caos.
J.D:
Padre Pio commentava così questa questione:
«Ci sono
molte ragioni per amare la Chiesa, ma, a mio parere, il semplice fatto che,
grazie alla sua severità, la parola di Dio e dell'Eucarestia si sia
conservata intatta nel corso dei secoli, dovrebbe essere sufficiente a farcela
amare come una madre».
Un particolare senso dell'ironia
J.D:
Padre Pio riservava una particolare attenzione alle
autorità. E' un aspetto della sua personalità che lei, Padre
Gruner, può spiegare molto bene.
Nella quinta
meditazione de L'imitazione di Cristo si afferma <Dio ci parla in vari modi
senz'accettazione di persone>.
Padre Pio diceva:
«Bene,
bene, come è cambiato il mondo dall'epoca della mia giovinezza! A quei
tempi la polizia stava alle calcagna dei ladri e dei rapinatori, ora invece li
precede in motocicletta per illuminargli la strada».
In questa
osservazione, egli si riferisce in modo specifico ai politici, ma anche lei
è un esperto di questa questione.
P.G:
Naturalmente, qui egli si riferiva ai politici. Vorrei ricordare che oggi, in
America settentrionale, la polizia protegge coloro che eseguono gli aborti e
gli assassini. Certamente il mondo è cambiato dall'epoca della
giovinezza di Padre Pio. E non in meglio, naturalmente.
Allo stesso tempo,
riferendosi a coloro che rivestono cariche importanti, ai farisei e ai
sadducei, Nostro Signore disse che sedevano sul Seggio di Mosè e che
quando insegnavano ciò che Mosè ha insegnato bisognava seguirli,
ma che non bisognava seguire il loro esempio perché non mettevano in
pratica ciò che Mosè gli aveva insegnato.
Non dobbiamo seguire
l'esempio delle persone che occupano posizioni di prestigio e che vivono
nell'ipocrisia. Ma, allo stesso tempo, Nostro Signore ci chiede di obbedire a
queste persone, quando esercitano in modo legittimo la loro autorità.
J.D: La quattordicesima meditazione de
L'imitazione di Cristo è molto interessante; penso che in qualche modo
sia applicabile alla sua vita e a quella di Padre Pio.
«Per la
varietà del sentire e del pensare molto spesso nascono dissensi fra
amici e cittadini, fra religiosi e devoti».
Ciò
riecheggia Padre Pio, che disse a certe persone che lo sommergevano di
attenzioni:
«Non
ci sono santi di nessun tipo qui, andate a cercate i vostri santi in qualche
altra città. Certe cose mi disgustano, soprattutto in pubblico. Ma se
fossimo soli e avessi un grosso recipiente d'acqua a mia disposizione ve lo
vuoterei addosso con l'energia di un pompiere per rinfrescare il vostro
cervello e farvi sentire più leggeri».
Padre Pio voleva far
capire a quelle persone che si sentiva soffocato dalle loro attenzioni e dai
piccoli particolari delle loro preoccupazioni, che, prima di tutto, egli era un
essere umano e ogni tanto aveva bisogno di stare da solo.
Credo che a volte
anche lei Padre Gruner si senta soffocare. Anche lei riceve continuamente
richieste di colloqui, è sempre in movimento, e spesso incontra persone
che le sottopongono le più svariate questioni. Come affronta tutto
ciò?
P.G:
Le persone che circondavano Padre Pio erano molto diverse da quelle che da cui
sono attorniato, nel senso che, come disse una volta Padre Pio,
«Portate Dio alla gente e sarete divorati».
Egli portò Dio a
milioni di persone. Il mio lavoro invece, benché importante, consiste
semplicemente nel ripetere ciò che la Madonna ha detto a Fatima .
Sfortunatamente questo messaggio non è divulgato da un numero
sufficiente di persone. E' per questo, credo, che ricevo tante richieste di
incontro. E' bello essere circondati da persone che ti apprezzano, ma è
anche bello avere tempo per se stessi, per poter parlare con Dio e conoscersi
più a fondo.
Verso la vita interiore
J.D:
C è una grande conflitto su questo punto nei cuori
dei cattolici che sono cresciuti nella convinzione che fosse loro dovere
obbedire alla Chiesa. Oggi siamo ingannati da una serie di prove documentali
che ci chiedono di obbedire alle direttive del Vaticano per quanto riguarda
Fatima. Tuttavia, tutti sentono istintivamente che c'è qualcosa di
sbagliato in queste direttive.
La gente usa
l'espressione falsa obbedienza per indicare ciò che gli
viene richiesto e si sottrae, considerando con grande attenzione l'intera
questione del conflitto che contrappone i fautori di Fatima ai suoi oppositori
all'interno della Chiesa e spesso è ingiustamente accusata dai
cosiddetti esperti di essere poco informata. I sinceri fedeli di Fatima
difendono nella sua interezza questo messaggio con tutta la loro energia.
Ciò ricorda la terza meditazione della seconda parte de L'imitazione di
Cristo, intitolata Verso la vita interiore:
<Più
giova l'uomo pacifico che il molto dotto>.
Padre Pio ha
commentato il tema dell'obbedienza in un modo molto bello.
«Dove
non c'è obbedienza, non c'è virtù; dove non c'è
virtù, non c'è bene; dove non c'è bene, non c'è
amore; dove non c'è amore, non c'è Dio; e dove non c'è
Dio, non c'è paradiso».
Naturalmente
è per questo che abbiamo timore di disobbedire. E' per questo che
temiamo di sfidare l'obbedienza. Sfortunatamente, questa tendenza è
sfruttata da coloro che si propongono di far crollare i pii e di capovolgere il
significato del richiamo alla pietà. Sembra che una forza inesorabile
proveniente da Roma prema su di noi per costringerci a fare cose che
consideriamo sbagliate.
P.G: La risposta giusta ci è stata offerta dal
primo Papa, san Pietro che disse: «Dobbiamo obbedire a Dio piuttosto che
agli uomini».
San Pietro disse questo
al sinedrio che gli aveva ordinato di non predicare nel nome di Gesù
Cristo. Egli rispose che non avrebbe obbedito; così venne fustigato
insieme a san Giovanni.
Dio aveva ordinato a
Pietro e a Giovanni e agli altri Apostoli di predicare nel nome di Cristo e
nessun uomo avrebbe potuto impedirglielo. Nostro Signore ha detto, nel
Messaggio di Fatima, «Fa sapere ai Miei ministri
», ma non ha
conferito ai Suoi ministri l'autorità di mettere a tacere il Suo
messaggio.
Fatima è una
profezia. La Sacra Scrittura dice che non bisogna disprezzare le profezie.
Nella Prima lettera ai Tessalonicesi (5:19-21), lo Spirito Santo per mano di
san Paolo scrive:
<Non spegnete lo Spirito,
non disprezzate le profezie;
esaminate ogni cosa,
tenete ciò che è buono>.
Il messaggio profetico
di Fatima è stato valutato dalla Chiesa cattolica e dalla gerarchia ed
è stato trovato buono. Dobbiamo quindi rispettare l'intimazione della
Sacra Scrittura e attenerci al suo contenuto. Dobbiamo obbedire. Dobbiamo
obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Questa è la risposta giusta.
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