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Il Crociato di Fatima N.º 2:
Jacinta: La Confidente dell'Immacolato Cuore di Maria
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Jacinta: La Confidente dell'Immacolato Cuore di Maria

Frère François de Marie des Anges


       Jacinta è una di coloro cui la Beata Vergine ha concesso, con grande abbondanza di grazie, una migliore conoscenza di Dio e della virtù.

       Essa infatti, benché fosse la più piccola dei tre veggenti, è quella che sembra aver benificiato maggiormente di una grande intimità con la Santissima Vergine.

       A volte Jacinta chiamava (come se si stesse svegliando da un sogno): “Francisco! Francisco! Pregherai con me? Dobbiamo pregare molto per salvare le anime dall'inferno! Sono in tanti ad andarci! Tutte quelle persone all'inferno!”. Per rassicurarla Lucia le diceva “Non aver paura, tu andrai in Paradiso”. “Sì, ci andrò”, rispondeva quietamente, “ma vorrei che tutti vi andassero!”.

       Tra le giaculatorie che Padre Cruz le aveva insegnato, Jacinta scelse: “Sacro Cuore di Maria, sii la mia salvezza!”. A volte, dopo aver pronunciato queste parole, essa aggiungeva con quella semplicità che le era così naturale: “Amo così tanto il Cuore Immacolato di Maria! E' il Cuore della nostra mammina del Cielo! Non amate ripetere spesso: Dolce Cuore di Maria, Cuore Immacolato di Maria? Ma io lo amo così tanto, così tanto!” A volte essa, raccogliendo i fiori dei campi, cantava una melodia che aveva inventato: “Sacro Cuore di Maria, sii la mia salvezza! Immacolato Cuore di Maria, converti i peccatori, salva le anime dall'inferno!”.

       Alcune settimane dopo la morte del fratello, Jacinta venne mandata all'ospedale Saint Augustine a Vila Nova de Ourem.

       Durante i due mesi di ricovero all'ospedale, Jacinta patì molto, soprattutto per la dolorosa solitudine.

       Lucia allora le chiese se soffriva molto. “Sì, sto soffrendo. Ma offro tutto questo per i peccatori e in riparazione all'Immacolato Cuore di Maria”. Quindi parlò con grande entusiasmo di Nostro Signore e Nostra Signora, e disse: “Amo così tanto soffrire per il Loro amore e per farLi felici! Essi amano moltissimo chi soffre per la conversione dei peccatori”.

       Nel dicembre del 1919, racconta Lucia, la Santissima Vergine degnò Jacinta di una visita per annunciarle nuove croci e nuovi sacrifici: “Jacinta mi informò delle novità: ‘Nostra Signora mi ha detto che andrò a Lisbona in un altro ospedale; che non ti vedrò più, e non vedrò più nemmeno i miei genitori; che dopo aver molto sofferto morirò in solitudine; ma non dovrò avere paura, perché Lei verrà a prendermi e mi porterà in Cielo’”. Il 2 febbraio 1920, il giorno della Festa della Presentazione di Gesù Bambino, Jacinta lasciò l'orfanatrofio di Nostra Signora dei Miracoli per l'ospedale Dona Estefania.

       “Pleurite purulenta con fistola della grande cavità sinistra; osteite della settima e ottava costola dallo stesso lato”. Tale fu la diagnosi del dott. Castro Freire, che la accolse all'ospedale.

       Il 10 febbraio, Jacinta venne operata. Essa dovette soffrire molto, perché non potendo darle il cloroformio a causa dell'estrema debolezza, i medici dovettero accontentarsi di somministrarle un anestetico locale, metodo che a quel tempo era ancora assai imperfetto. Essi asportarono due costole dal fianco sinistro; la ferita, grande come una mano, le procurava grandi sofferenze, e il dolore aumentava ogni volta che dovevano bendarle la ferita. Eppure l'unico lamento era: “Oh, Oh! ... Oh! Nostra Signora!” e aggiungeva: “Pazienza! Tutti dobbiamo soffrire per andare in Cielo!”.

       Da brava Madre, la Vergine Maria aveva pietà della Sua bambina e presto alleviò le sue tribolazioni ... Essa le apparve ai piedi del letto: “Nostra Signora mi ha detto che sarebbe venuta a prendermi presto e che non soffrirò più”. Infatti, da quel giorno, Jacinta non manifestò più alcun segno di sofferenza. Essa conosceva il giorno e l'ora della sua morte.

       Il 20 febbraio 1920, Jacinta morì in solitudine, senza nessuno ad assisterla nei suoi ultimi momenti.

       Tutto si era compiuto. La profezia della Beata Vergine Maria si era avverata.

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