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Il Sacramento della Penitenza
Di Padre Andrew B. Horvath, B.A., M.A.
San Paolo ha scritto in
2 Timoteo 3:1 : Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti
difficili. Io credo che stiamo vivendo in quei giorni. Se meditate sulle
parole che seguono, capirete come si adattino perfettamente al nostro tempo.
Gli uomini scrive san Paolo, saranno egoisti, amanti del
denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati,
senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili,
nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai
piaceri più che a Dio, con la parvenza della pietà, mentre ne
hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro! (2 Tm.,
3:2-5).

Gesu' invita tutte le anime ad andare in
Paradiso, ma moltre rifiutano il Suo amore. I peccatori amano il piacere dato
dal peccato, il potere e l'orgoglio che derivano dalle gratificanti e superbe
emozioni, dai desideri e dalle cattive compagnie. Così, molte anime
vanno subito all'inferno, dove il diavolo le tormenterà per tutta
l'eternità. Il modo per salvarsi da questa situazione è quello di
compiere il sacramento della confessione.
Queste parole descrivono
in effetti la nostra epoca. Ci ammoniscono a stare in guardia e non lasciarci
distrarre. Lucifero è fuggito dall'inferno ed suscita negli uomini ogni
sorta di tentazioni. Gli uomini dicono di conoscere Dio, ma in
realtà non è vero. Hanno solo sentito parlare di Lui.
La differenza tra questi due generi di conoscenza è immensa. Conoscere
veramente qualcuno vuol dire avere un rapporto personale con quella persona,
averle prestato ascolto ed essere entrato in contatto con lei a un livello
più profondo di quello che deriva dal sapere semplicemente che lavoro fa
e che tipo di persona può essere.
Lo stesso può
dirsi del nostro rapporto con Dio. Sono stati scritti molti buoni libri e
tenute molte buone conferenze sull'argomento. È possibile sapere molte
cose su Dio, ma Dio non può mai essere realmente conosciuto.
Ma se non possiamo conoscere veramente Dio,
come possiamo amarLo veramente ?
È questa la
tragedia di tanti cristiani del nostro tempo. Conoscere Dio è qualcosa
di più di una semplice esperienza intellettuale, fatta di
comprensione razionale e controllata. Coinvolge il nostro cuore e il nostro
sé più profondo, con tutti i nostri dolori e le nostre gioie. La
vera sapienza è riservata a coloro che sono capaci di sorprendersi e di
gioire del mistero della presenza divina. Ma come può la sapienza
dimorare in un'anima insozzata da peccati di ogni genere e in un corpo
intrappolato nella prigione dell'immoralità? In Sapienza 1:4 si legge:
La sapienza non entra in un'anima che opera il male, né abita in
un corpo schiavo del peccato. E nei Salmi 91:7 è scritto:
L'uomo insensato non intende e lo stolto non capisce
Le nostre chiese sono
piene di stolti che, pur partecipando alla Santa Messa e ricevendo la Santa
Comunione, sono privi di saggezza o santità. San Vincenzo de'Paoli ha
scritto: Ah ! quante persone vivono in continuo stato di
dannazione. E santa Teresa di Avila ha detto: Sono le confessioni
ingannevoli a condurre la maggioranza dei cristiani alla dannazione.
Perché ? A causa dei peccati carnali. La Madonna lanciò a Fatima
questa ammonizione:
Finiscono
all'inferno più persone per peccati carnali che per qualsiasi altro tipo
di peccato.
Nel Natale del 1946 Papa
Pio disse: Il più grave peccato del mondo d'oggi è
forse il fatto che gli uomini stanno iniziando a perdere lo stesso senso del
peccato. Giovanni Paolo II ha confermato le sue parole dichiarando:
Il peccato di questo secolo è la perdita del
senso del peccato. I confessionali
praticamente deserti provano la veracità di tali parole.
Il 4 dicembre 1981
Giovanni Paolo II, dopo aver sottolineato l'importanza che riveste per lui il
Sacramento della Penitenza, ha dichiarato: Come ben sapete, la teoria
secondo la quale l'Eucarestia cancella il peccato mortale, senza che il
peccatore debba ricorrere al Sacramento della Penitenza, non è
conciliabile con il Magistero della Chiesa. È vero che il Sacramento
della Messa, dal quale discende sulla Chiesa ogni grazia, ottiene per il
peccatore il dono della conversione, senza la quale nessun perdono è
possibile, ma questo non significa affatto che coloro che hanno commesso un
peccato mortale possano avvicinarsi alla Comunione Eucaristica senza essersi
prima riconciliati con Dio per mezzo del ministero sacerdotale. (da
un discorso ai Vescovi italiani della Conferenza Episcopale d'Abruzzo e Molise
in visita ad limina apostolorum)
Il 2 aprile 1982
Giovanni Paolo II, rivolgendosi a un gruppo di Vescovi francesi della regione
ecclesiastica orientale in visita ad limina apostolorum, s'espresse in
modo inequivocabile: È necessario riconoscere una certa
crisi del Sacramento della Penitenza.
Molti non sono
più capaci di comprendere in che modo hanno peccato e sono ancora meno
quelli che sanno riconoscere di aver peccato gravemente; ma soprattutto, non
comprendono perché debbano chiedere perdono di fronte a un
rappresentante della Chiesa. Altri si scusano dicendo che la confessione
è divenuta una pratica troppo abituale e formale ecc. Su questo punto,
la buona catechesi dovrebbe condurre il fedele a preservare la
consapevolezza del loro stato peccaminoso e a conservare la necessità e
il senso di un processo personale di riconciliazione, prima di ricevere, con
l'Eucarestia, tutti i suoi frutti di rinnovamento e di unità con Cristo
e con la Sua Chiesa.
Molti hanno smesso di
preoccuparsi delle colpe della loro anima ma continuano a ricevere regolarmente
l'Eucarestia, senza il ricorso al Sacramento della Penitenza. Tutto ciò
sa di protestantesimo, giacché i Protestanti non credono nella
confessione verbale. È vero, purtroppo, che oggi si dice sempre
più spesso ai fedeli che può essere sufficiente il
Confiteor per prepararsi a ricevere la Santa Comunione.
A volte ha
continuato Giovanni Paolo II nel suo discorso ai vescovi francesi, si
avanza l'obiezione che i sacerdoti, presi da altri impegni e spesso in numero
insufficiente, non sono disponibili per questo tipo di ministero. Ricordiamo
loro l'esempio del pio Curato d'Ars e di molti altri pastori che, anche ai
giorni nostri, grazie a Dio, praticano quello che è stato chiamato
l'ascetismo del confessionale'. Infatti noi tutti siamo al servizio dei
membri del popolo di Dio affidati al nostro zelo e, vorrei dire, di ciascuno di
loro
San Giovanni Crisostomo
una volta disse: Non parlo sconsideratamente, ma dico ciò che
penso e ciò che provo. Non credo che tra i preti saranno in molti a
salvarsi, ma che molti di più saranno i dannati. Concordo in pieno
con le parole del santo. E su quale base? Su quella della mia fede in Ezechiele
3:18, dove si legge: Se io dico al malvagio: Tu morirai! e tu
non lo avverti e non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta
perversa e viva, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità,
ma della sua morte io domanderò conto a te.
San Paolo aveva
indubbiamente compreso bene il significato delle parole di Ezechiele. Non solo
non provava vergogna del Vangelo (Rm 1:16), ma
compì anche coraggiosamente la missione affidatagli da Gesù
Cristo, poiché era consapevole del fatto che L'ira di Dio si
rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che
soffocano la verità nell'ingiustizia (ibid. 1:18). Papa san
Gregorio Magno disse una volta: I pastori privi di lungimiranza esitano a
dire apertamente ciò che è giusto, poiché temono di
perdere il favore degli uomini. Si tratta di mercenari, come
li definì il santo pontefice, pronti a darsela a gambe e a
rifugiarsi nel silenzio quando vedono il lupo. Il Signore li rimprovera
attraverso le parole del profeta: Sono cani muti che non possono
abbaiare (Papa san Gregorio Magno). Questo vuol dire che
Lucifero sta sottraendo milioni di anime a Gesù Cristo.
Penso che la maggioranza
dei prelati e dei sacerdoti abbia oggi paura di asserire ciò che
è giusto e ciò che è sbagliato. In questo modo, volgono le
spalle al Signore, cercando rifugio nel silenzio. Di conseguenza,
dice Papa san Gregorio Magno, il Signore dice (oggi) nuovamente al suo
popolo infedele: Le visioni dei tuoi profeti sono false e insensate e non
mettono in luce la tua malvagità, in modo che tu possa pentirti dei tuoi
peccati. Il Santo Padre continuava poi: La parola di Dio li
accusa di avere false visioni, perché temono di rimproverare gli uomini
per le loro colpe e di conseguenza illudono il peccatore con una vana promessa
di salvezza. Temendo i rimproveri, rimangono in silenzio ed evitano di
stigmatizzare gli errori dei peccatori.
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